Negli ultimi anni la parola benessere appare ovunque: la troviamo nei supermercati, nei post sui social, nelle pubblicità, nei programmi televisivi. È diventata una promessa rapida, spesso semplificata, a volte persino svuotata di significato. Eppure, se guardiamo davvero come viviamo, una verità scomoda emerge con forza: non siamo mai stati così stanchi, infiammati e disconnessi dal nostro corpo come oggi. Il benessere non è una moda. È una risposta. Una risposta fisiologica, emotiva e sociale ad un sistema che ci spinge costantemente oltre i nostri limiti biologici. Viviamo in un meccanismo che normalizza lo stress cronico, la mancanza di sonno, i pasti frettolosi, il cibo ultra-processato, la produttività ad ogni costo. Un meccanismo che ci insegna a “resistere” invece che ad ascoltarci. Il corpo, però, non ragiona in termini di performance, ragiona in termini di sopravvivenza.
Quando viene esposto a stimoli continui (come stress, infiammazione, carenze nutrizionali, restrizioni alimentari, ritmi irregolari) reagisce. Lo fa attraverso segnali chiari, anche se spesso ignorati: stanchezza persistente, disturbi intestinali, gonfiore, dolore, alterazioni dell’appetito, difficoltà digestive, infiammazione silenziosa. Tutto ciò non è debolezza, è adattamento. Una delle convinzioni più diffuse è che l’infiammazione sia solo una questione di “mangiare male”. La realtà è più complessa (ed anche più scomoda). L’infiammazione è il risultato di un insieme di fattori:
• stress cronico;
• pasti consumati in fretta ed in tensione;
• diete restrittive mascherate da “stile di vita sano”;
• sonno insufficiente;
• intestino alterato;
• rapporto conflittuale con il cibo.

Il cibo può essere una cura ma anche un ulteriore fattore di stress se vissuto con rigidità, controllo o senso di colpa. Qui entra in gioco una verità che raramente viene detta: non esiste benessere se il rapporto con il cibo è basato sulla paura. Un altro paradosso del nostro tempo è che mangiamo tanto ma ci nutriamo poco: mangiamo velocemente, senza ascolto e spesso lo facciamo per compensare emozioni che non trovano spazio. Il risultato è un corpo pieno, non nutrito ma reattivo ed infiammato.
Un’alimentazione davvero funzionale non è fatta di regole rigide ma di scelte sostenibili, ripetibili nel tempo, rispettose della fisiologia e della persona. Alcuni principi semplici ma potenti possono fare la differenza, come ad esempio:
• mangiare con regolarità, evitando lunghi digiuni forzati;
• privilegiare alimenti semplici, poco processati;
• rispettare i segnali di fame e sazietà;
• ridurre il carico infiammatorio complessivo, non solo “togliendo” ma soprattutto aggiungendo ciò che nutre;
• restituire al pasto uno spazio di presenza.
Sono gesti piccoli ma profondamente rivoluzionari in un sistema che ci vuole sempre altrove. Il benessere autentico non nasce dalla perfezione ma dall’equilibrio. Non nasce dal controllo ma dalla relazione. Non nasce dalla moda ma dalla conoscenza del proprio corpo, ascoltarlo e nutrirlo per davvero è il primo vero atto di cura.
Articolo a cura della Dott.ssa Valentina Garritano, Biologa nutrizionista – esperta in alimentazione antinfiammatoria funzionale










