Durante la prima serata del Festival di Sanremo 2026 a lasciare il segno non è stata solo la rappresentazione musicale ma anche qualcos’altro: una donna, con una grande esperienza alle spalle, in questo caso non tanto propriamente artistica quanto di vita.
Sul palco, accanto a Carlo Conti, è salita infatti una donna di 105 anni, la signora Gianna Pratesi che il 16 marzo compirà 106 anni. Lucida, presente, ironica. Alla domanda su quale fosse il suo segreto per arrivare a quell’età in quelle determinate condizioni, ha risposto con una semplicità disarmante: ha avuto una bella gioventù, ha mangiato quello che voleva (carne, insalata…) senza costrizioni ed oggi continua a dipingere, suonare il pianoforte e leggere tre giornali al giorno senza occhiali.
In quelle parole spontanee si nasconde una lezione magistrale sulla longevità, che va ben oltre l’aneddoto televisivo.
In ambito scientifico, la longevità non è semplicemente vivere a lungo, ma vivere a lungo IN SALUTE. Non si tratta solo di” lifespan”, cioè di durata della vita ma di “healthspan”: anni vissuti con autonomia, lucidità cognitiva, energia fisica e stabilità emotiva. Arrivare ad un’età molto avanzata mantenendo, in termini proporzionali, un’ottima qualità di vita è il risultato di un equilibrio costruito nel tempo, non di un singolo “trucco”.

Mi piace spiegare la longevità come un tavolino a quattro gambe: se anche solo una viene meno, l’intera struttura perde stabilità. Le quattro gambe fondamentali sono l’alimentazione, lo stile di vita (che racchiude movimento, socialità, relazioni), la cura emotiva con la dimensione spirituale e la strutturazione cognitiva.
Innanzitutto, la chiave per un equilibrio alimentare emerge chiaramente dalle parole della signora Gianna: mangiare ciò che si desidera, senza costrizioni rigide, che significa quindi non alimentarsi in modo disordinato ma sviluppare un rapporto sano con il cibo, senza imposizioni che spesso si trasformano velocemente in opposizioni e/o ossessioni. Le restrizioni croniche e lo stress alimentare, limitandoci a vederne solo l’aspetto organico e non pure i risvolti psicologici, aumentano infatti i livelli di cortisolo, favoriscono l’infiammazione sistemica di basso grado e, nel tempo, accelerano i processi di invecchiamento cellulare. Un’alimentazione consapevole, ispirata ai principi del “mindful eating”, permette invece di ascoltare i segnali di fame e sazietà, di attivare il sistema parasimpatico e di ridurre il carico infiammatorio. La serenità nel mangiare è un fattore protettivo tanto quanto la qualità degli alimenti stessi.

La seconda gamba è lo stile di vita con il movimento e la sfera sociale che contraddistingue l’uomo in quanto proprio “essere sociale”. Sappiamo dalla letteratura scientifica che uno stile di vita attivo è uno dei predittori più solidi di longevità; la signora Gianna, non a caso, continua ad essere dinamica ad oggi in quanto ha riportato che prima c’è stato un investimento in ciò: andava molto in bici, nuotava ed arrivava anche a svolgere discrete gare.
Il movimento regolare agisce anche più in profondità da un punto di vista ormonale: migliora la sensibilità insulinica e preserva la massa muscolare che rappresenta una vera riserva metabolica dopo i quarant’anni. Non servono performance estreme, serve continuità con piccole routine semplici (a portata di parco o anche di casa). Il corpo è progettato per muoversi, anche per andare “incontro” all’altro tessendone relazioni di qualità e, quando lo fa, attiva meccanismi di protezione biologica che rallentano il declino.
La terza gamba è la cura della dimensione emotiva. “Ho avuto una bella gioventù” non è solo un ricordo nostalgico ma un indicatore di equilibrio affettivo. Le esperienze emotive dell’età evolutiva influenzano profondamente la regolazione dello stress per tutta la vita. Studi in ambito epigenetico dimostrano che stress cronico e traumi precoci possono alterare l’espressione genica, aumentando la vulnerabilità a patologie metaboliche e cardiovascolari. Al contrario, relazioni sane, senso di appartenenza ed espressione emotiva favoriscono resilienza e stabilità neuroendocrina. La salute non è solo biochimica, è anche scrittura e riscrittura della storia personale.
A quest’ultimo caposaldo si aggiunge la spiritualità, intesa non necessariamente come religione, ma come senso, connessione, direzione. Avere uno scopo riduce lo stress percepito, migliora la resilienza ed orienta verso comportamenti più salutari nel lungo termine. Quando la vita ha significato, anche il corpo risponde meglio.

Infine, la quarta gamba è la dimensione cognitiva. Leggere tre giornali al giorno a 105 anni (per di più senza occhiali) significa allenare costantemente il cervello. La stimolazione cognitiva aumenta la cosiddetta riserva cognitiva, proteggendo dal declino neurologico. Il cervello mantiene la sua plasticità quando viene utilizzato, sfidato, nutrito di informazioni e confronto.
La lezione di longevità emersa su quel palco non parla di diete miracolose o formule segrete ma di un equilibrio che viene allenato costantemente. Come biologa nutrizionista, vedo ogni giorno quanto la salute sia il risultato di un dialogo costante tra alimentazione, metabolismo, emozioni e stile di vita. Ridurre l’infiammazione, proteggere la massa muscolare, sostenere il microbiota ma anche educare all’ascolto di sé ed alla gestione dello stress sono tutti tasselli dello stesso mosaico.
La longevità non è dunque arrivare a cento anni ad ogni costo, è provare ad arrivarci con presenza, autonomia e dignità badando alle scelte che si fanno, ai pensieri che si coltivano ed al modo in cui si decide di nutrire il binomio corpo-mente.
Fonte immagini: RaiPlay
La tua nutrizionista di fiducia, Valentina
Articolo a cura della Dott.ssa Valentina Garritano, Biologa nutrizionista – esperta in Alimentazione Antinfiammatoria Funzionale e Disturbi Alimentari










